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Israele e il dilemma di Gaza Marzo 5, 2008

Posted by lorenzonannetti in Senza Categoria.
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Con questo post inizio la mia serie di riflessioni sul Medio Oriente. E’ già da più di un anno che pubblico articoli e dossier di vario tipo sul Medio Oriente. La necessità di essere il più obiettivo possibile e di fornire valutazioni oggettive basate su fatti e ipotesi plausibili mi impedisce però spesso di mostrare la mia vera opinione. Intendo utilizzare questo blog come piattaforma di espressione del mio punto di vista personale, un mezzo di discussione più informale riguardo alle questioni che mi stanno più a cuore o mi colpiscono di più. E sarà anche un luogo dove trattare quegli argomenti che magari non riuscirò a pubblicare altrove.

Con gli eventi degli ulti giorni, impossibile non citare per prima la situazione a Gaza. L’operazione Hot Winter si è conclusa, come le due operazioni Autumn Cloud dell’anno scorso. E come l’anno scorso le perdite inflitte ad Hamas, seppure non irrilevanti, difficilmente si riveleranno determinanti per risolvere la situazione. Per capire il problema in cui si trova Israele, un mio articolo di analisi su Equilibri.net: Israele: quale soluzione per Gaza?

Il lancio di missili contro le città di Sderot e Ashkelon costringe Israele a cercare una soluzione riguardo al controllo da parte di Hamas della Striscia di Gaza. L’opinione pubblica è però pesantemente divisa tra chi desidera una soluzione diplomatica, chi rimane convinto della necessità di pressioni economiche e chi richiede una risposta militare massiccia. Nessuna di questo soluzioni è però priva di controindicazioni: la leadership di Gerusalemme si trova perciò costretta a soluzioni intermedie che si sono dimostrate, o rischiano di diventare, di dubbia efficacia.

La domanda clou è “quanto è affidabile Hamas?” Ovvero, i miliziani sono davvero disposti a un negoziato serio? La domanda non è retorica nel momento in cui ricordiamo che Hamas ha rifiutato i due prerequisiti base imposti dall’ONU e dalla comunità internazionale in generale: riconoscimento di Israele e cessazione delle attività ostili. Questo rende il movimento estremista poco affidabile agli occhi di Gerusalemme (e ai miei) e una qualsiasi tregua alquanto precaria.

Il problema è che se davvero un dialogo non è possibile quello che si prospetta è una lunga stagione di conflitto a bassa intensità, finché Israele non decida che la condanna internazionale non è più un vincolo sufficiente a fermarla dall’invadere massicciamente. Ma ora una tale mossa non è plausibile.

Va notato come gli effettivi impiegati da Israele questa volta fossero più ingenti rispetto al passato e abbiano richiesto truppe da due brigate regolari, la Givati e la brigata corazzata Barak. La prima è una habitué delle operazioni anti-miliziani nella striscia, mentre la secondo sta fornendo un supporto pesante che anche solo l’anno scorso non era così necessario. E’ una prova della maggiore pericolosità di Hamas soprattutto come organizzazione ed equipaggiamento, pur rimanendo lontana dal livello israeliano.

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