Israele: Netanyahu tenta di formare un governo di unità nazionale Febbraio 23, 2009
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Venerdì 20 Novembre il Presidente Peres ha terminato il giro di consultazioni e ha ufficialmente affidato a Benjamin Netanyahu l’incarico per formare il nuovo governo. Nonostante la sua nomina sia stata suggerita da tutti i partiti della destra nazionalista e religiosa, il leader del Likud ha però ufficialmente dichiarato di cercare la formazione di un governo di unità nazionale con Kadima e Laburisti.
La scelta di Netanyahu sembra rispondere all’esigenza di non cedere all’estremismo di partiti come lo Shas o l’Unione Nazionale, la cui alleanza porterebbe a uno stop ai negoziati di pace con i Palestinesi e a una probabile rottura con la nuova amministrazione USA. Nonostante ciò l’accordo con gli altri partiti maggiori non sembra di facile realizzazione. Netanyahu appare disposto ad offrire alla Livni alcuni ministeri importanti come gli Affari Esteri, oltre a un possibile diritto di veto all’interno della coalizione. Tuttavia la leader di Kadima si è detta contraria perché dato il maggior numero di seggi conquistati alle elezioni vorrebbe fosse il suo partito a guidare il nuovo governo. Anche i laburisti appaiono ancora incerti: da un lato Barak ha dichiarato di voler rimanere all’opposizione, dall’altro la partecipazione al governo permetterebbe di non scomparire politicamente. Il partito infatti, con l’eccezione del suo leader, appare avere una scarsissima visibilità politica come confermato dai deludenti risultati elettorali.
La necessità di mantenere buoni rapporti con le diplomazie occidentali in ottica anti-Iran sta spingendo Netanyahu a ignorare quei partiti che pure lo hanno indicato come miglior scelta possibile come premier. A destra del Likud solo Yisrael Beitenu sembra avere qualche chance di essere scelto per far parte della compagine di governo, in quanto sono possibili convergenze almeno su temi economici. Per risolvere lo stallo con la Livni invece si potrebbe ricorrere a un accordo simile a quello Peres-Shamir degli anni ottanta, con i due leader che governano a turno. Tale possibilità non risolverebbe però eventuali disaccordi sul programma che potrebbero comunque bloccare l’esecutivo.
Lorenzo Nannetti
Israele: quale coalizione di governo dopo le elezioni Febbraio 16, 2009
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Le elezioni politiche israeliane del 10 Febbraio scorso hanno visto il partito Kadima conquistare la maggioranza relativa con 28 seggi; segue però da vicino il Likud, con 27. Si conferma l’exploit di Yisrael Beitenu con 15 seggi, mentre i Laburisti crollano al minimo storico con appena 13. Lo Shas rimane una presenza importante con 11 seggi, mentre i rimanenti partiti non vanno oltre 3-5 seggi ciascuno. In generale si è notato uno spostamento verso destra dell’elettorato, con Kadima che sembra abbia intercettato i voti dei laburisti delusi.
La Livni tecnicamente ha vinto le elezioni, ma una coalizione di centro sinistra non ha la maggioranza alla Knesset. Netanyahu al contrario potrebbe formare una coalizione di destra più solida numericamente, ma i contrasti tra il laico Liebermann e i partiti religiosi ortodossi fanno prevedere relazioni difficili. Proprio Liebermann è attualmente il più corteggiato politicamente, poiché la Livni stessa sta cercando di convincerlo ad entrare in un governo da lei guidato; al contrario Netanyahu sembra voler offrire ministeri importanti a Kadima per formare un governo di unità nazionale. Il crollo dei partiti di sinistra sta invece scatenando una forte critica interna che potrebbe portarli comunque all’opposizione.
Indipendentemente da chi verrà scelto dal presidente Peres per formare il nuovo governo, il futuro esecutivo israeliano appare destinato all’immobilismo. Un governo di destra vedrà lo scontro tra laicismo e ortodossia su questioni economiche e sociali interne. Un governo di unità nazionale invece potrebbe bloccarsi davanti alle sfide di politica estera, in particolare i negoziati di pace con i Palestinesi, dove le sue diverse anime cercherebbero di portare avanti progetti differenti. Quest’ultimo aspetto appare comunque compromesso da qualunque soluzione veda i partiti di destra coinvolti nell’esecutivo; potrebbero perciò soffrirne anche i rapporti con la nuova amministrazione USA e con il mondo arabo moderato.
Lorenzo Nannetti
Israele: la campagna denigratoria del Likud contro Lieberman Febbraio 9, 2009
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A un giorno dalle elezioni politiche in Israele i sondaggi assegnano la maggioranza relativa al Likud, che potrebbe superare Kadima di appena qualche seggio. La vera sorpresa delle elezioni però è l’emergere del partito di estrema destra Yisrael Beiteinu, che potrebbe sottrarre ai Laburisti la posizione di terza forza politica del paese (Cfr Israele: la rimonta del Likud). Nonostante la possibilità di formare un governo assieme, il Likud sta invece cercando di minare la popolarità di tale partito con una forte campagna denigratoria del suo leader, Avigdor Lieberman.
Il successo di Yisrael Beiteinu in teoria potrebbe rafforzare la formazione di un governo di destra guidato dal Likud. Tuttavia il pericolo che Netanyahu e i suoi intravedono è che tale partito possa condizionare eccessivamente le scelte del governo in caso di effettiva conquista di numerosi seggi alla Knesset. L’estremismo spesso arabofobo di Lieberman viene infatti visto come un ostacolo al possibile dialogo non solo con i paesi arabi, ma anche con gli alleati tradizionali quali gli USA. Il risultato è dunque la campagna denigratoria nei confronti del leader di Beiteinu, accusato anche di aver fatto parte del movimento illegale Kach. Negli ultimi giorni anche i leader spirituali dello Shas e dei partiti Ashkenaziti hanno predicato sermoni contro Lieberman definendolo “il diavolo”. Nel loro caso il timore è che il nuovo partito possa attirare i voti anche di una parte del sionismo religioso, di cui i partiti ortodossi e ultraortodossi sono i tradizionali portavoce.
Uno degli slogan preferiti del Likud in questi giorni per limitare l’afflusso di voti alla formazione estremista è “un voto a Lieberman è un voto alla Livni”, suggerendo agli elettori di destra il remoto rischio di un accordo di Beiteinu con Kadima. Anche se Lieberman dovesse aderire a un governo guidato da Netanyahu rimangono molte perplessità sui rapporti tra i due leaders. Il rischio è che venga formato un governo ad alta conflittualità interna e dunque scarsa operatività. Per evitarlo non è escluso che Netanyahu cerchi di formare un governo di unità nazionale con i Laburisti di Barak.
Lorenzo Nannetti