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Destinati all’immobilismo Aprile 2, 2009

Posted by lorenzonannetti in Senza Categoria.
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Il nuovo governo israeliano guidato da Benjamin “Bibi” Netanyahu porta in se’ il germe dell’immobilismo. E’ questo il vero risultato delle elezioni di febbraio, paventato gia’ dai primi risultati, esplicitato nei negoziati successivi, confermato dagli attuali accordi. E molto probabilmente verificato nei prossimi mesi.
Il governo ora ha i numeri, ma questi si reggono su una serie di accordi e fragili equilibri che difficilmente potranno essere mantenuti all’atto pratico. Non esistono infatti aspetti della politica israeliana che non vedano contrapporsi almeno due delle anime di questa eterogenea coalizione.
In campo economico, Netanyahu e Lieberman sono fautori di misure di stampo laico che limitino i privilegi economici per le famiglie ultraortodosse. Lo Shas invece si auspica di aumentare tali privilegi, ad esempio concedendo sussidi alle famiglie anche per il quarto figlio (ora contano solo i primi tre). Le due posizioni non sono conciliabili – sono l’una il contrario dell’altra – e dunque si prospettano o la mancanza totale di riforme in entrambi i sensi, oppure l’utilizzo delle stesse come moneta di scambio per concessioni su altri temi.
In campo diplomatico Lieberman Ministro degli Esteri preoccupa sia le diplomazie occidentali sia quelle arabe moderate. E preoccupa l’ANP, che ha addirittura chiesto agli USA di ostracizzarlo. Le posizioni arabofobe e pro-coloni di Yisrael Beitenu sono infatti mal digerite all’estero e perfino i possibili accordi con la Siria per la restituzione del Golan, che hanno fatto ben sperare riguardo a una possibile riconciliazione tra i due stati, sono stati gelati dalle dichiarazioni del nuovo Ministro. E dire che questo appariva uno dei pochi punti sui quali Netanyahu pareva intenzionato a procedere con decisione. Ma YB rifiuta la possibilita’ di cedere il ministero. Quindi o si ottiene una rottura della coalizione oppure… l’immobilismo, appunto.
A questo si aggiunga il fatto che Netanyahu stesso nel suo discorso inaugurale ha auspicato la pace, ma non ha mai nominato lo Stato palestinese. Del resto e’ ben conosciuta la sua avversione verso la soluzione dei 2 stati, e’ stato uno dei motivi di contrasto con la Livni e Kadima.
In teoria tali posizioni dovrebbero essere controbilanciate dalla presenza di Barak e dei laburisti… ma proprio per questo e’ difficile immaginare che si possano trovare posizioni comuni. E’ piu’ facile invece che si verifichino situazioni di stallo.
Tecnicamente esistono due valvole di sicurezza a questi rischi, che pero’ sono di fatto entrambi inapplicabili. Misure avversate dai laburisti potrebbero infatti essere votate dai partiti della destra nazionalista ora esclusi dal governo; questo garantirebbe la maggioranza, ma quali sarebbero le conseguenze? E’ difficile immaginare che tali proposte possano essere gradite alla nuova amministrazione USA, visto che il presidente Obama appare interessato a dare nuovo impulso al processo di pace e in maniera piu’ concreta (concessioni effettive, stop ai coloni,…). Forse per la prima volta in cosi’ tanti anni ne deriverebbe un possibile allontanamento tra i due Stati, un’opzione del tutto negativa per Israele. Netanyahu ne e’ consapevole ed e’ cio’ che spera di evitare, soprattutto ora che i tempi per contrastare la corsa iraniana alla bomba atomica si stanno accorciando.
Dall’altro lato Kadima potrebbe appoggiare proposte rifiutate da partiti come lo Shas o anche Ysrael Beitenu. Il rischio pero’ e’ che questo spezzi i rapporti tra Likud e gli altri partiti di destra, decretando dunque la fine precoce del governo Netanyahu.

Esistono temi su cui gli accordi sono possibili, ma si tratta di ambiti minori. Per tutto il resto l’alternativa e’ tra il crollo del governo e l’immobilismo. Quest’ultimo tuttavia e’ solo apparente, perche’ anche se l’amministazione e’ ferma, non cosi’ e’ la situazione sul campo: nel caso dell’espansione delle colonie, uno dei punti chiave della questione palestinese, non esistono segni che portino a un’inversione della tendenza all’aumento senza un forte intervento dello Stato. L’immobilismo li’ non esisterebbe: sarebbe anzi un’avanzata costante, solo nascosta agli occhi di molti, tanto silenziosa quanto dannosa.

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